Dietro gli scuri | contenuti extra

I personaggi

Egidio Meneghetti

Farmacologo, antifascista e prorettore dell’università di Padova, Egidio Meneghetti è uno dei fondatori del Comitato di Liberazione Nazionale del Veneto. Esponente del movimento Giustizia e Libertà, dopo l’8 settembre diventa ben presto un punto di riferimento per tutti i partigiani che operano a Padova, e lo rimane fino al 7 gennaio 1945, giorno in cui – dopo essere stato tradito da un suo collaboratore – viene arrestato dagli uomini di Mario Carità e portato a Palazzo Giusti. Viene torturato, interrogato e infine deportato in un campo di concentramento a Bolzano, da cui verrà liberato il 30 aprile 1945. A guerra finita riprende la sua attività di docente all’università di Padova, di cui è anche Rettore dal 1945 al 1947, fino alla sua morte nel 1961.

Mario Carità

Fascista della prima ora, squadrista militante e informatore dell’OVRA, Mario Carità fin dagli anni Venti dimostra di non aver paura di usare le maniere forti per contrastare gli antifascisti. Dopo l’8 settembre aderisce immediatamente alla Repubblica Sociale Italiana e aggrega attorno a sé un Reparto di Servizi Speciali: nasce così la “Banda Carità”. Dopo aver agito per alcuni mesi contro la Resistenza fiorentina, arrestando e torturando decine di antifascisti e fiancheggiatori dei partigiani, alla fine del 1944 il reparto si sposta a Padova. Qui la Banda ottiene importanti successi prima di disgregarsi, nell’aprile del 1945, all’arrivo in città degli alleati anglo-americani. Mario Carità, accompagnato dalle sue due figlie, lascia Padova al seguito dell’esercito tedesco in ritirata. Muore in circostanze mai chiarite, alla metà di maggio, in un maso dell’Alto Adige.

Otello Pighin

Otello Pighin è un giovane assistente della facoltà di Ingegneria dell’università di Padova, membro del Partito d’Azione, che subito dopo l’8 settembre 1943 entra a far parte del nascente movimento della Resistenza. Sceglie il nome di battaglia “Renato” e svolge molte azioni di sabotaggio contro obiettivi nemici, ottenendo importanti risultati sul piano militare. Fonda e comanda la brigata partigiana “Silvio Trentin” e diventa il punto di riferimento di una fitta rete di combattenti, staffette e fiancheggiatori della Resistenza, fino a quando viene tradito da un collaboratore. Il 7 gennaio 1945 viene fermato dagli uomini della Banda Carità, ma resiste alla cattura e tenta di scappare. Viene colpito alla schiena e portato – semi-incosciente – prima a Palazzo Giusti e poi in un ospedale militare di Abano, dove muore due giorni dopo. 

Concetto Marchesi

Latinista, storico della letteratura latina e membro del partito Comunista fin dalla sua fondazione nel 1921, Concetto Marchesi viene nominato rettore dell’università di Padova il 7 settembre del 1943. Da sempre attivo nella rete antifascista clandestina, dopo la nascita della Repubblica Sociale Italiana fonda con Egidio Meneghetti e Silvio Trentin il Comitato di Liberazione Nazionale del Veneto e diventa il rappresentante del Partito Comunista all’interno del CLN. Entrato in clandestinità dopo aver tenuto un celebre discorso dai chiari contorni antifascisti per l’inaugurazione dell’anno accademico 1943, si trasferisce in Svizzera dove si mette a capo di una rete che favorisce l’espatrio dall’Italia di antifascisti, ebrei, prigionieri politici. Dopo la guerra entra a far parte dell’Assemblea Costituente e continua a rappresentare il PCI in Parlamento fino alla sua morte, nel 1957.

Ida D’Este

Ida D’Este è un’insegnante veneziana, nata nel 1917. Cresciuta ed educata sotto il regime fascista, si avvicina all’antifascismo grazie all’influsso di uno dei suoi professori delle scuole superiori, il democristiano Giovanni Ponti. Dopo l’8 settembre entra a far parte del Comitato di Liberazione Nazionale, occupandosi di una delle attività più importanti e pericolose: mantenere i contatti tra il gruppo dirigente e i vari reparti che operano sul territorio. Viene arrestata dalla Banda Carità il 7 gennaio 1945, mentre sta andando a consegnare dei documenti proprio a Giovanni Ponti, subisce le torture a Palazzo Giusti e viene poi deportata in un campo di concentramento a Bolzano. Tornata in Veneto, dopo la guerra, riprende il suo lavoro di insegnante e la sua attività all’interno della DC, per cui sarà anche eletta deputata, occupandosi in particolare del ruolo politico e sociale delle donne.

don Giovanni Apolloni

Insegnante di matematica al Collegio Barbarigo, don Giovanni Apolloni si avvicina al movimento della Resistenza dopo l’8 settembre 1943, quando entra in contatto con alcuni soldati inglesi rimasti bloccati nell’Italia occupata dai nazisti. Decide di aiutarli e, per riuscirci, prende contatto con i gruppi partigiani. Conosce così Otello Pighin, di cui diventa ben presto uno dei più stretti collaboratori. Per tutto il 1944 partecipa attivamente alle azioni svolte da Pighin: lo aiuta a nascondere esplosivi e a trasmettere messaggi, procura cibo, munizioni e altri materiali e organizza riunioni clandestine all’interno del Collegio. L’8 gennaio 1945 viene arrestato e portato a Palazzo Giusti, dove subisce decine di interrogatori estremamente violenti. Molti compagni di prigionia lo ricordano come un uomo autorevole, rassicurante, ma anche astuto, capace di non farsi piegare dalle torture e di escogitare stratagemmi per trasmettere messaggi all’esterno della prigione. Dopo aver lasciato Palazzo Giusti, il 27 aprile 1945, torna al Collegio Barbarigo dove riprende la sua attività di insegnante.

Francesco 
De Vivo

Francesco De Vivo è uno dei più attivi testimoni delle vicende relative a Palazzo Giusti, in cui entra come prigioniero nel febbraio del 1945. Giovane professore di materie letterarie, De Vivo collabora fin dalla fine del 1943 con i gruppi della Resistenza attivi nella zona di Piove di Sacco, tra le province di Padova e Venezia. Mette a segno alcuni colpi particolarmente efficaci ed effettua azioni anche molto pericolose prima di essere arrestato dai membri della Banda Carità in seguito a una delazione. Viene torturato per settimane a Palazzo Giusti, dove rimane fino al 27 aprile 1945. Dopo la fine della guerra riprende la sua attività di docente insegnando filosofia, psicologia e pedagogia alle scuole superiori e, in seguito, all’Università di Padova. Nel 1969 promuove la costituzione dell’Associazione ex detenuti antifascisti di Palazzo Giusti, di cui rimane uno dei membri più attivi fino alla sua morte, avvenuta nel 2005.

Francesco Sabatucci

Francesco Sabatucci è un giovane partigiano bolognese che entra a far parte della Resistenza subito dopo l’Armistizio. Dopo aver combattuto con le brigate partigiane jugoslave rientra in Italia e si sposta prima sull’Appennino e poi nel Cansiglio, dove diventa celebre con il nome di battaglia “Cirillo”. Effettua alcuni colpi di grandissima importanza strategica e riesce a salvare da un rastrellamento circa 800 partigiani, facendoli trasferire in tempo in zone sicure. Grazie alla sua straordinaria abilità viene nominato Comandante della Brigata Padova, parte delle Brigate Garibaldi. Arrivato a Padova cambia il suo nome di battaglia in “Franco” e si impegna da subito per ricostruire la rete GAP che, nel novembre 1944, è stata messa a dura prova dagli arresti della Banda Carità. Viene però tradito e attirato in una trappola: il 19 dicembre 1944 viene raggiunto dagli uomini di Mario Carità, cerca di fuggire e viene colpito mortalmente alla schiena in via Configliachi.

padre Placido Cortese

La storia di padre Placido Cortese, frate del convento della Basilica di Sant’Antonio, è rimasta quasi sconosciuta fino agli anni Duemila. Nato in Istria nel 1907, padre Cortese prende i voti e si stabilisce a Padova, dove nel 1942 comincia a prestare assistenza agli internati civili sloveni che sono stati deportati in Italia dopo l’occupazione della Jugoslavia da parte delle truppe fasciste e naziste. Probabilmente è così che prende i primi contatti con il movimento della Resistenza. Dopo l’Armistizio si impegna per favorire la fuga all’estero di famiglie di ebrei, perseguitati politici e prigionieri di guerra. Crea per loro falsi documenti di identità e, aiutato da una rete di collaboratori, gli permette di raggiungere la Svizzera. A ottobre 1944 viene arrestato con l’inganno sulla soglia della Basilica del Santo. Viene portato presso la sede padovana delle SS, in via Diaz, e da lì al comando SS di Trieste, dove viene torturato fino alla morte. Il suo corpo è stato probabilmente cremato alla Risiera di San Sabba. Attualmente è in corso la causa per la sua beatificazione.